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venerdì 9 maggio 2014

L'importanza della comunicazione in azienda



Se dovessi scegliere la regina delle abilità trasversali la corona spetterebbe certamente alla comunicazione efficace.
Ritengo che non esista ambito in cui questo non sia vero.

La comunicazione, del resto, è il mezzo attraverso il quale ci interfacciamo con gli altri e attraverso il quale cerchiamo di ottenere i nostri obiettivi.

La capacità di comunicare in modo efficace diventa più importante se chi la utilizza ha un ruolo chiave all'interno dell'organizzazione, quindi amministratori delegati, manager, leader di vari livelli.

Questo risulta sempre più evidente  andando avanti nel tempo considerando i cambiamenti che l'azienda in generale ha vissuto negli ultimi anni (sto parlando degli ultimi 100 anni)

Questi cambiamenti possono essere suddivisi in 3 grandi periodi e decritti da altrettante teorie:
  • La teoria tayloristica
  • La teoria della scuola delle relazioni umane
  • La teoria della gestione totale della qualità
Nella prima fase le aziende erano gestite attraverso un management scientifico il quale affermava che per ogni compito da effettuare esisteva una ed una sola modalità, the one best way.
La struttura aziendale era di tipo piramidale e fortemente gerarchica e il lavoratore non aveva un ruolo cruciale ma era piuttosto considerato semplice esecutore di compiti e mansioni ben definite.

Intorno agli anni '50 si sviluppa la scuola delle relazioni umane, basandosi sugli studi di tale Elton mayo, grazie alla quale si pone più attenzione al lato umano con il tentativo di migliorare le motivazioni dei lavoratori e il clima aziendale.

Tale sviluppo continua fino ad arrivare, intorno agli anni '80, alla nascita della teoria della gestione totale della qualità grazie alla quale si mette al centro dell'attenzione la soddisfazione del cliente, inteso sia come utente finale del prodotto/servizio ma anche come risorsa umana interna all'organizzazione.
Si sviluppa quindi un'attenzione particolare a:

  • Importanza del lavoro di gruppo
  • Diffusione delle informazioni a tutti i livelli (l'informazione non ha più un flusso esclusivamente verticale dall'alto in basso ma anche orizzontale e trasversale)
  • Valori condivisi
  • Snellimento nei flussi di lavoro
Allo stesso tempo cambiano le dinamiche all'interno delle organizzazioni in quanto chi ne fa parte non ha più gli stessi bisogni di un tempo e va alla ricerca di soddisfazioni diverse.
Per capirci, mio nonno aveva la necessità di portare a casa la pagnotta molto più forte di quanta ne abbia io oggi e Maslow ci insegna che una volta soddisfatta una scala della piramide dei bisogni passi alla scala successiva, fatta di soddisfazioni, riconoscimento da parte degli altri, appartenenza al gruppo e autostima.

Per non farci mancare nulla c'è un enorme appiattimento intellettuale fra i ruoli. Il lavoratore è molto più istruito ed informato di un tempo, conosce norme e diritti a volte molto meglio di chi tenta di comandarlo.

Di fronte a questo scenario non è difficile capire che trovarsi a ricoprire ruoli chiave è diventato e diventerà estremamente più difficile, causa per la quale l'abilità di comunicare in modo efficace diventa sempre più importante. 

Abilità che non prevede solo ed esclusivamente la capacità di esprimere le proprie idee ma:
  • Capacità di ascoltare (ed osservare)
  • Intelligenza emotiva, ossia la capacità di riconoscere e gestire le proprie e le emozioni altrui
  • Rispetto di idee e visioni degli altri
  • Utilizzo della comunicazione per il raggiungimento degli obiettivi aziendali e non per i propri.
  • ...

Se nel tuo lavoro non riseci ad ottenere dagli altri i risultati e le reazioni sperati, è estremamente probabile che la colpa sia solo ed esclusivamente tua.

Inizia a cambiare il tuo modo di comunicare,  spostando la tua attenzione da quel che dici al modo in cui lo dici.
Prima di aprire bocca prendi in considerazione aspetti fondamentali ponendoti le seguenti domande:

  • Mi trovo nello stato ottimale per affrontare questa comunicazione?
  • L'altro si trova nello stato ottimale per affrontare quel che ho da dire?
  • Ho il tempo necessario per affrontare la comunicazione?
  • Cosa voglio ottenere dalla mia comunicazione?
  • Quali reazioni potrei provocare nell'altra persona?
Già queste poche e semplici domande potrebbero migliorare la tua modalità e, di conseguenza, i tuoi risultati.

Se sei interessato ad altri post inerenti la comunicazione efficace prova a leggere Il fattore culo nella comunicazione e l'abilità di stare zitti




domenica 13 aprile 2014

Come sopravvivere al capo stronzo



Nella formazione ogni step ha la sua fondamentale importanza anche se molti miei colleghi si focalizzano un pochino troppo sulla parte dell'erogazione ossia sul momento in cui si trovano in aula di fronte ai discenti.

Quella che secondo me invece è la parte più importante è quella denominata "analisi dei fabbisogni formativi", attraverso la quale ogni formatore dovrebbe analizzare quali sono le reali esigenze di chi si ritroverà ad ascoltarlo.

Un piccolo problema nasce dal fatto che non sempre (meglio dire quasi mai) chi richiede la formazione sono le stesse persone che poi ne usufruiranno.
Soprattutto nella formazione aziendale a decidere sarà il titolare, il quale per natura ha la convinzione di sapere esattamente di cosa hanno bisogno i propri collaboratori.

Secondo la mia opinione la formazione deve rappresentare qualcosa di più di un semplice intervento che aumenti le conoscenze dei corsisti e deve poter apportare una vera e propria trasformazione del lavoratore al fine di migliorare le sue prestazioni e il suo benessere all'interno del sistema azienda.

Per far si che questo avvenga è necessario comprendere quali sono le difficoltà ed i meccanismi presenti all'interno di tale sistema attraverso l'interazione con tutte le sue parti e non solo con una (il titolare).
Quest'ultimo, dal suo punto di vista, vede spesso solo nei difetti dei propri collaboratori, a livello tecnico o motivazionale, le cause della poca efficacia della propria organizzazione.

Naturalmente pochissimi capi d'azienda sono disponibili a farti scorrazzare nel proprio mondo al fine di capire a pieno quale sarebbe l'intervento più efficace da applicare e quindi si è costretti spesso a costruire un intervento formativo che man mano verrà modificato in essere (una volta a contatto con i diretti interessati).

Spesso (e quando dico spesso non significa sempre) e volentieri si scopre, a volte troppo tardi, che chi in realtà mantiene in vita meccanismi poco funzionali per la propria azienda è lo stesso titolare, il quale però non è così umile da mettersi in discussione.

E così ci ritroviamo di fronte a veri e propri capi stronzi, che con il loro comportamento e le loro convinzioni non fanno che impedire ai propri collaboratori di esprimere il meglio, creando un clima aziendale a dir poco non funzionale.
Gli atteggiamenti che ne scaturiscono non sono che normali atti di difesa di chi invece vorrebbe poter dare il proprio contributo alla struttura di cui fa parte.
Si vedono allora dei veri e propri talenti ritenuti dei nulla facenti o delle emerite capre illudere il proprio padrone di svolgere un ottimo lavoro.
Per non parlare del fatto che nel nostro paese, per quanto se ne dica, i migliori sono sempre ritenuti quelli che fanno parte della cricca del capo, quelli che sanno cogliere le giuste occasioni, quelli che si fanno grossi sparlando del collega.

Il problema è proprio qui. Un capo stronzo, di solito crea un'organizzazione stronza nel quale per poter aver successo bisogna essere a sua volte degli stronzi, oppure, come ancora di salvezza, far finta di esserlo.
Per poter far questo però è necessario metter da parte valori, etica e buoni propositi.

Se non ce la fate avete due alternative, il licenziamento e l'esaurimento nervoso, quindi il mio consiglio, nel caso in cui vi troviate nella situazione descritta è proprio quello di adattarvi al sistema, prendendovi gioco di capi e colleghi stronzi e, fidatemi di me, far finta di esser stronzi è più facile di quel che sembra.

venerdì 6 dicembre 2013

Un calcio nelle palle agli imprenditori



Negli ultimi tempi ho contatti con diversi imprenditori o con chi si definisce tale.
Non sempre quel che dico loro è gradito, anzi.
Per un motivo abbastanza semplice, spesso li insulto.

Premesso che:
  • Ci sono tantissimi liberi professionisti seri  che si fanno il culo dalla mattina alla sera
  • Siamo in un paese in cui fare impresa (sarà scelta a caso questa parola?) diventa sempre più complicato
  • Quando li insulto lo faccio per il loro bene
  • Non mi riferisco a tutti ma quasi a tutti

Detto questo voglio riportarvi un mio post su facebook di qualche giorno fa:

"Ho avuto la conferma, la crisi è nel cervello degli imprenditori. Questa in realtà è una selezione naturale che divide gli incapaci dai capaci. PUNTO."

Quando scrivo queste cose lo faccio per due motivi:
  1. Lo penso
  2. Vedere le reazioni degli altri
Le reazioni sono più o meno le stesse:

"Si ma non è così semplice...ok ma in questo paese non è più possibile fare impresa....in Italia vanno avanti solamente i furbi e i paraculati..."

Molte di queste cose sono vere ma lo erano anche 10 anni fa, quando chiunque faceva impresa, creava business, inventava professionalità inesistenti.
Eppure le bocce giravano, eppure i clienti entravano, eppure i soldi nelle tasche crescevano.
Il nostro paese non è cambiato, eppure le soluzioni che ieri funzionavano oggi affossano sempre di più imprese e professionisti.
Ecco allora nascere tutte le scuse del mondo, tutte le motivazioni legate a qualsiasi agente esterno ma MAI e poi mai alla propria professionalità.
Mi riferisco in particolar modo a quei piccoli imprenditori che per passione, per eredità o per qualsiasi motivo hanno deciso tempo fa di creare la propria società, la propria "azienduccia" senza preoccuparsi (neanche oggi che fanno la fame) di fermarsi un attimo a studiare un minimo di marketing.

Io? Il marketing? Sono 30 anni che ho l'azienda e non mi è mai servito!!!

E infatti non serviva perché la domanda era superiore all'offerta e quindi cani e porci lavoravano come matti.
Oggi no, oggi è il contrario, la domanda è scesa, l'offerta è rimasta più o meno la stessa e quindi il cliente fa quello che non faceva anni fa, SCEGLIE.
Sceglie in modo razionale, sempre meno emotivamente e come ho scritto a chi commentava il mio post:

"SE NON SEI LA SCELTA SARAI LO SCARTO"

Cosa deve fare allora l'imprenditore della crisi globale?

  1. Deve fermarsi un attimo ed ascoltare, togliersi dalla mente se stesso, il proprio prodotto o servizio, la propria azienda ed ascoltare. Ascoltare il cliente, i sui bisogni, i suoi desideri.Mettere il cliente al centro di tutto, passare dalla modalità "PRODUCI E VENDI" a quella "ASCOLTA E PRODUCI". Risolvete i problemi dei vostri clienti e saranno loro a cercare voi
  2. La qualità, la professionalità, il prodotto "buono" oggi non basta più. Oggi è indispensabile capire e, nel caso serva, cercare di modificare la percezione che il vostro cliente ha nei vostri confronti e questo si chiama "MARKETING". Oggi tutto ciò che fate o non fate influisce sulla percezione che gli altri avranno di voi quindi per quanto cerchiate di negarlo voi fate marketing ogni giorno, però nel modo sbagliato. FATE POSIZIONAMENTO!!! (se non sai cosa significa sarà il caso di iniziare a studiare)
  3. Dare un motivo VALIDO ai clienti per non andare dalla concorrenza e quando dico valido intendo dal punto di vista del cliente e non vostro. Piantatela con le cazzate il mio prodotto è leggeremente meglio, un po' più economico, create un divario fra voi e la concorrenza enorme e i clienti dovrete cacciarli via.
  4. Specializzarsi in un settore ed evitare (come fa la maggior parte dei piccoli imprenditori) di pensare che la salvezza venga dal nuovo ennesimo prodotto o servizio (per capirne di più leggi qui "Carabina Quigley e l'estensione di linea"). Fate il contrario, se il vostro catalogo è alto come la bibbia e state per fallire tagliate l' 80% dei vostri prodotti e decidete dove specializzarvi. Li dovete però essere i migliori della vostra zona, sarà molto più facile sia in termini di qualità che di posizionamento.

Lo so che per molti non è semplice, soprattutto per coloro che per tanti anni hanno visto funzionare metodi, strategie e comportamenti che oggi inevitabilmente portano al fallimento.
Il fatto che non sia semplice non significa però che non sia possibile e per finire in bellezza voglio darvi l'ultima brutta notizia.

Tanti miei amici imprenditori si sono convinti che presto la crisi finirà.

NON E' VERO, PERLOMENO NON PRESTO

Oltretutto quale cazzo di convenienza può avere pensare che finirà e passare il tempo ad aspettare senza far nulla?
Se riuscite a fare bene oggi pensate quello che farete se un giorno questa contrazione economica terminerà.
Quindi, alzate il culo, iniziate a studiare un po' di marketing prima che sia troppo tardi, se già non lo è e in bocca al lupo a tutti.

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