Quella che secondo me invece è la parte più importante è quella denominata "analisi dei fabbisogni formativi", attraverso la quale ogni formatore dovrebbe analizzare quali sono le reali esigenze di chi si ritroverà ad ascoltarlo.
Un piccolo problema nasce dal fatto che non sempre (meglio dire quasi mai) chi richiede la formazione sono le stesse persone che poi ne usufruiranno.
Soprattutto nella formazione aziendale a decidere sarà il titolare, il quale per natura ha la convinzione di sapere esattamente di cosa hanno bisogno i propri collaboratori.
Secondo la mia opinione la formazione deve rappresentare qualcosa di più di un semplice intervento che aumenti le conoscenze dei corsisti e deve poter apportare una vera e propria trasformazione del lavoratore al fine di migliorare le sue prestazioni e il suo benessere all'interno del sistema azienda.
Per far si che questo avvenga è necessario comprendere quali sono le difficoltà ed i meccanismi presenti all'interno di tale sistema attraverso l'interazione con tutte le sue parti e non solo con una (il titolare).
Quest'ultimo, dal suo punto di vista, vede spesso solo nei difetti dei propri collaboratori, a livello tecnico o motivazionale, le cause della poca efficacia della propria organizzazione.
Naturalmente pochissimi capi d'azienda sono disponibili a farti scorrazzare nel proprio mondo al fine di capire a pieno quale sarebbe l'intervento più efficace da applicare e quindi si è costretti spesso a costruire un intervento formativo che man mano verrà modificato in essere (una volta a contatto con i diretti interessati).
Spesso (e quando dico spesso non significa sempre) e volentieri si scopre, a volte troppo tardi, che chi in realtà mantiene in vita meccanismi poco funzionali per la propria azienda è lo stesso titolare, il quale però non è così umile da mettersi in discussione.
E così ci ritroviamo di fronte a veri e propri capi stronzi, che con il loro comportamento e le loro convinzioni non fanno che impedire ai propri collaboratori di esprimere il meglio, creando un clima aziendale a dir poco non funzionale.
Gli atteggiamenti che ne scaturiscono non sono che normali atti di difesa di chi invece vorrebbe poter dare il proprio contributo alla struttura di cui fa parte.
Si vedono allora dei veri e propri talenti ritenuti dei nulla facenti o delle emerite capre illudere il proprio padrone di svolgere un ottimo lavoro.
Per non parlare del fatto che nel nostro paese, per quanto se ne dica, i migliori sono sempre ritenuti quelli che fanno parte della cricca del capo, quelli che sanno cogliere le giuste occasioni, quelli che si fanno grossi sparlando del collega.
Il problema è proprio qui. Un capo stronzo, di solito crea un'organizzazione stronza nel quale per poter aver successo bisogna essere a sua volte degli stronzi, oppure, come ancora di salvezza, far finta di esserlo.
Per poter far questo però è necessario metter da parte valori, etica e buoni propositi.
Se non ce la fate avete due alternative, il licenziamento e l'esaurimento nervoso, quindi il mio consiglio, nel caso in cui vi troviate nella situazione descritta è proprio quello di adattarvi al sistema, prendendovi gioco di capi e colleghi stronzi e, fidatemi di me, far finta di esser stronzi è più facile di quel che sembra.

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