Una delle cose che più apprezzo del lavoro di formatore è quella di poter entrare in contatto con tantissimi professionisti, di diversa provenienza, di diversa classe sociale, di diverso livello aziendale.
Dopo un po' di tempo che svolgi questo lavoro inizi a notare che per quanto le realtà siano così differenti fra di loro, per quanto le persone abbiano professionalità ed esperienze diverse, le problematiche nei luoghi di lavoro sono, a grandi linee, le stesse.
Il paradosso è che tutti si lamentano allo stesso modo, ognuno con la convinzione di essere l'unico ad avere il diritto di farlo.
Tutti convinti che la propria situazione, la propria azienda, il proprio, capo o i propri colleghi siano differenti.
E allora ti ritrovi continuamente a sentire frasi del genere:
"Io potrei fare molto di più ma in questa azienda non vale la pena"
"Se solo avessi un altro capo..."
"Non ho nessun motivo per far bene, in fondo siamo comunque trattati allo stesso modo"
Io non metto mai in dubbio la veridicità di queste affermazioni e puntualmente sposto il focus su un altro livello.
Lo faccio generalmente attraverso quelle che tecnicamente vengono chiamate domande di precisione.
Se fatte nel modo giusto ne bastano due o tre, non di più.
Le giuste domande possono smontare qualsiasi convinzione sbagliata o qualsiasi scusa, perché in fondo di fronte alle affermazioni sopra citate si possono verificare tre possibilità:
- E' vero
- Non è vero ma il lavoratore ne è convinto
- E' una scusa
In ogni caso, anche quando è vero, qual'è l'utilità di questi comportamenti? A cosa serve?
Spesso il lavoratore dipendente crede di fare un dispetto, di prendersi la sua rivincita nei confronti dell' organizzazione di cui fa parte.
Premesso che non capisco come si possa fare dispetti a chi a fine mese ti permette di portare a casa uno stipendio credo che oggi, purtroppo o per fortuna, ognuno di noi sia chiamato a dimostrare ciò di cui è capace.
Il mercato del lavoro diventa sempre più precario e sarà sempre più difficile restare tutta la propria vita lavorativa nella stessa organizzazione.
Lavorare bene significherà sempre di più crescere professionalmente ogni giorno e tentare di diventare sempre più "impiegabile" piuttosto che "impiegato".
Lavorare bene significherà sempre di più fare un favore a se stesso piuttosto che a qualcun'altro.
L'abitudine però a trovare giustificazioni dei propri comportamenti nelle lacune (vere o presunte) degli altri è facile e ci alleggerisce da quella strana entità chiamata
RESPONSABILITA'.
Perché, nonostante quello che molti di voi dicono, ad ogni livello si hanno delle responsabilità ed entrare a lavoro per eseguire solo ed esclusivamente degli ordini è e sarà sempre più pericoloso, significa semplicemente che state diventando sempre più SOSTITUIBILI.
E allora mi domando: queste convinzioni che molti hanno ed in base alle quali decidono se impegnarsi o meno nel mondo del lavoro, non faranno forse comodo per tirare, come si suol dire "a vacca"?
In questo noi italiani (la minuscola è voluta) siamo bravissimi.
Mi domando solo quanto ancora può durare.
E mi viene in mente la storiella di quel signore che buttandosi da un grattacielo, ad ogni piano si ripeteva:
FIN QUI TUTTO BENE
Voglio allora invitarvi a riflettere attraverso un pensiero del grande Maslow:
(Maslow, Verso una psicologia
dell’essere.)

Sono dipendente da quando ho cominciato a lavorare, e credo di poterti togliere qualche dubbio. Premetto che non sono un sabotatore, non lo sono mai stato e quando non mi andava più assolutamente bene il modo di lavorare di un'azienda me ne sono sempre andato invece di far danni. Il fatto è che purtroppo la maggior parte delle persone (almeno inizialmente) vuole mettersi in vista sopratutto sul lavoro, e se sei un capo qualcosa devi far vedere ai tuoi superiori che capeggi bene. Per fare ciò bisogna che tutte le novità buone siano attribuibili a te, quindi se un tuo sottoposto ha probabili buone idee (lavoro come tecnico, ma certe cose bisogna provarle per dire se siano vantaggi veri e propri o no) tendi a segargliele o a metterle in discussione ad oltranza (a volte anche dopo aver visto che l'idea è buona) viceversa le tue idee le fai testare tutte difendendole a spada tratta. A questo punto non ti devi stupire se il sottoposto ogni volta che c'è da far qualcosa viene a chiederti "come la vuoi?" e non propone niente di più che non sia strettamente necessario.
RispondiEliminaCiao Drugo e grazie del commento. Tanto per "toglierti qualche dubbio" vorrei chiarire che quando scrivo un post lo faccio solo ed esclusivamente se so di che cosa sto parlando.
RispondiEliminaSono un lavoratore dipendende da sempre anche io, oltre ad essere un libero professionista e so più che bene come funzionano alcune realtà.
Mi piace la tua idea di andartene invece di far danni. A tutti ripeto sempre "se non ti piace la realtà in cui sei, cambiala o abbandonala".
Forse questo è il momento economico meno opportuno per fare certi discorsi e mi focalizzerei più su cosa realmente possiamo fare.
E' vero, ceri capi sono così. Non credo però che nella tua vita li abbia incontrati tuttti fatti con lo stampino e se così fosse mi chiederei se il problema sono realmente gli altri (se così fosse).
Un buon capo, forse sarebbe meglio chiamarlo leader, si circonda di persone più in gamba di lui, le fa crescere e non ha nessuna paura di attribuire meriti a chi li ha.
Credo che un lavoratore che riesca a rendersi realmente indispensabile possa dare qualche problemino a chi vorrebbe "segarlo".
La maggior parte delle persone, mi auguro te non sia fra questi, si comporta come descritto nel post anche quando ha dei capi in gamba e lavora in organizzazioni eccellenti (ed è questo il punto principale), trovando giustificazioni alle proprie lacune, tecniche o comportamentali.
Se te non ti senti fra questi, ben venga, avrai sicuramente una vita lavorativa più vincente di altri.
In bocca al lupo.