giovedì 16 gennaio 2014

La migliore strategia per il successo professionale



Abbiamo un problema ed è anche bello grosso.

Il nostro paese viene da un passato in cui è accaduto qualcosa che nella storia dell' umanità non è mai successo.

Cento anni fa già i vostri bisnonni, mentre coltivavano i campi, sapevano che nessuno avrebbe garantito loro il raccolto a fine stagione.
Una grandinata, un incendio, un' annata sfortunata avrebbe potuto mandare in rovina una stagione con tutte le disastrose conseguenze del caso.

E non ci sarebbe stato nessuno che avrebbe risarcito il raccolto, nessuno avrebbe sborsato una cifra al povero malcapitato, nessuno gli avrebbe detto "tranquillo, ci pensiamo noi".

Cento anni fa il vostro povero bisnonno sapeva già una cosa che molti di voi non sanno ossia che poteva contare solo ed esclusivamente su se stesso.
All'epoca non esistevano assicurazioni, ammortizzatori sociali o niente di lontanamente simile.
I nostri bisnonni sapevano benissimo cosa significasse il rischio di impresa.

Poi la nascita delle grande industrie e di tutte quelle garanzie per tutti coloro che erano alle dipendenze di qualcun'altro, le lotte per i diritti del lavoratore, delle donne, tutte sacrosante per l' amor di Dio.
Non troppo sacrosanto è invece quello che ne è scaturito nella mente dei lavoratori.

Come bambini troppo viziati, coccolati da mamme sempre presenti, i lavoratori italiani hanno iniziato a pensare che la responsabilità della loro vita professionale non sia la loro.
Che comunque vada la colpa è di qualcun' altro e che quel qualcun' altro abbia l' obbligo morale di prendersi cura di lui, nel bene e nel male.

E allora scendiamo in piazza perché non c'è lavoro, perché i contratti non si rinnovano, perché i salari sono troppo bassi e perché la maggior parte di quelli che riempiono le piazze non possono far altro perché altro non sanno fare.

E allora, mentre voi vi starete incazzando mentre leggete (e se così è probabile che abbia colpito nel segno) voglio farvi una domanda.

Voglio farla soprattutto a voi operai, impiegati, dipendenti comunali che siete arrivati a 40 o 50 anni senza interessarvi minimamente di imparare una nuova professione o di crearsi una nuova professionalità:

Per quale strano motivo qualcuno dovrebbe pensare al vostro futuro quando voi siete stati i primi a non farlo?

E a questo punto si alzerà in piedi l' ingegnere, il ricercatore, il medico che ha speso anni sui libri ed effettivamente potrebbe dare tanto a questo paese e questo paese non glielo permette ed a loro (ma solo a loro) dico che ho tutto il rispetto ed anche che, visto che vi siete alzati in piedi, approfittatene per incamminarvi verso altri paesi perché questo non ha e mai  niente avrà da offrirvi.
Se realmente avete delle carte da giocarvi andate a cercare chi vi darà la possibilità di farlo.

Per tutti gli altri, e mi dispiace dirlo, siete stati complici di un delitto a tutti gli effetti.
Avete permesso che vi convincessero di non poter far altro che uniformarvi alla massa, di non avere troppi grilli per la testa, di prendere i vostri talenti e farli morire nelle Domeniche passate davanti a talk show da quattro soldi ed ora non potete far altro che dire:

NON E' COLPA MIA, E INVECE SI!!! E' ANCHE COLPA VOSTRA

E allora cosa puoi fare?
Per prima cosa smettila di piangerti addosso e di perder tempo con le cazzate.
Secondo, se sei ancora in tempo devi trovare qualcosa per cui poterti vendere (vedi il mio post "Come crearsi una seconda professione e salvarsi dalla crisi").

Noi Italiani siamo famosi per la fantasia, aguzzate l' ingegno ed iniziate a ri-inventarvi ma sappiate che il primo, fondamentale passo è quello di mettersi in testa che dovete essere i primi a pensare al vostro futuro personale, voi e nessun' altro, non vi rassegnate, non fate le vittime, tirate fuori il meglio di voi e qualche coniglio dal cilindro, in fondo ognuno di noi ne ha uno ben nascosto.


Nessun commento:

Posta un commento